Diversi anni fa, mi piaceva tantissimo fermarmi e fare un bilancio degli alti e dei bassi, dei momenti migliori e dei momenti peggiori, delle cose di cui ero grata e su cui volevo e dovevo ancora lavorare. Dispensavo anche perle di saggezza cercate su google e auguravo #solocosebelle.
Badate bene, mentre lo facevo, mi sentivo emozionata e accalorata. Lo sentivo e ci credevo fermamente. Ed ovviamente mi sentivo quasi sempre infelice. Mi mancava sempre 30 per fare 31. Volevo di più, ma non sapevo esattamente cosa.
Ed avevo sempre una canzone di sottofondo. Sempre la stessa. Una somma di piccole cose di Niccolò Fabi. E la pubblicavo insieme alle mie riflessioni non richieste.
Poi la vita mi ha merDavigliata. A trentatre anni mi ha regalato un tumore, ha regalato un tumore incurabile a mio padre, mi ha fatto perdere l’uomo con il quale volevo invecchiare (che ora invecchia con un’altra) e un sacco di amici. Che poi amici non erano mi sa. Mi ha fatto perdere la fertilità, il sogno di diventare madre, la fiducia negli uomini e in un orizzonte di felicità.
E in tutta questa merDaviglia, ho smesso di dare lezioni di vita.
La vita ha fatto quello che la vita di solito fa. Mi ha detto “Statti zitta va, che non hai capito un cazzo e ti metti a dare lezioni. Muta devi stare. M U T A.”
Ma io muta non ci so stare, quindi ho cominciato a parlare di quanto facesse schifo il cancro, le relazioni, gli amici, la menopausa, la chiemioterapia, la radioterapia, le auto, i libri, i fogli, i viaggi, i fogli di giornale.
Perché la PolemiGirl che è in me è inarrestabile.
Nel frattempo, tra un follow up mio e uno di mio padre, tra un’operazione mia e diverse di mio padre, tra un piantone e un piantino, tra un patteggiamento con la morte e una iniezione urogenitale di acido ialuronico, sono arrivata a trentotto anni.
Pensavo di non arrivarci? Si. Ma non perché pensassi che il cancro avrebbe potuto ammazzarmi.
Pensavo che il dolore e la disperazione mi avrebbero uccisa.
E invece sono ancora qui, a patteggiare col dolore una stabilità.
Ed ho pensato che mi sono guadagnata finalmente il titolo di “persona che può dare lezioni di vita” perché ho masticato e ingoiato una mole di merda in questi ultimi anni che la metà basta.
E quindi eccomi qua, sono tornata.
A dirvi che cosa ho imparato (di importante) in questo 2025.
A gennaio ho imparato che non importa quanto ti senti afona e felice il 31 Dicembre 2024 al concerto dei Subsonica, gli antidepressivi non si smettono mai a Gennaio. Soprattutto se tuo padre sta molto male e tu sei ancora in fase castrazione ormonale chimica che porta ad una depressione esistenziale anche la persona più felice del mondo.
A febbraio ho imparato che niente è più importante della salute della mia famiglia. Che per loro mi venderei tutto, anche la mia stessa pelle. Ma non mi iscriverei mai su Onlyfans. Mai. Forse perché ho dei brutti piedi.
A marzo ho imparato un sacco di cose. Ho imparato che anche nel momento più buio il compleanno della mamma va festeggiato. Anche se a 600 km da casa in un ristorante sperduto dell’hinterland milanese. Perché quella cassa con le lucine, la musica, la risata di tuo padre e la faccia imbarazzata di tua madre leniscono anche le ferite più profonde.
Ho imparato che insieme non è solo una parola. È una promessa da mantenere e rinnovare tutti i giorni. Ho imparato che posso scrivere un libro in un mese. Ma solo perché lo covavo da anni dentro.
Ad aprile ho imparato che scrivere un libro è diverso da pubblicarlo. Io pensavo fosse una cosa facile, invece no. Ci vogliono una somma di piccole cose, per l’appunto. E ho imparato anche che la tossicità finanziaria per i pazienti oncologici è un cancro nel cancro. E che non mi sarei mai immaginata di farmi le iniezioni di acido ialuronico nei Paesi Bassi a trentotto anni.
A maggio ho imparato che finché continuerò a chiedermi se sarà l’ultimo quest’anno, va più che bene. E che non importa quanto io mi impegni a mangiare bene ed andare in palestra. In foto sembrerò sempre sovrappeso. Grazie menopausa. E che mi viene voglia di suicidarmi sempre a maggio. Peccato perché era il mio mese preferito!
A giugno ho imparato che l’8 giugno non è più solo il giorno della mia diagnosi. È anche il giorno in cui è venuto al mondo “Onco-logica: Alfabeto psico emotivo per chi vive l’esperienza di un tumore”. E che presentarvelo è bellissimo. Parlarne è stupendo. Vedervi apprezzarlo non ha paragoni.
Sono arrivata solo a metà anno, notate che allegria?
Benvenuti nella mia vita.
A luglio ho imparato che mi piace vivere oltre le mie possibilità economiche, fare weekend fuori porta e viaggi come se fossi la figlia di Rockfeller. Me ne accorgerò solo a settembre.
Ad agosto ho imparato che la Grecia è sempre una buona idea, ma Corfù fa cagare. E che nonostante abbia un libro che mi ricorda che il corpo accusa il colpo, ogni volta che lo accusa il mio sono sempre stupita come se fosse la prima volta. Ho imparato che posso scrivere lettere per la Madonna di Medjugorje. E sperare nel miracolo.
A settembre ho imparato che non importa se non mi va di organizzare i festeggiamenti per la mia venuta al mondo. Ciò che importa è che la TAC di mio padre sia immutata.
Ho imparato che mi piacerebbe mi si organizzasse una festa a sorpresa. Perché avrei voglia di sentirmi finalmente meravigliata e non merDavigliata. Ah, poi ho imparato che non sono la figlia di Rockfeller. Grazie ENPAP per avermelo ricordato.
Ad ottobre ho imparato che a causa di imprevisti danni strutturali alla mia schiena, ciò che credevo assodato nella mia vita (l’allenamento costante) non solo è sospeso. Ma è addirittura rimandato a data da destinarsi. E che questo mi rende molto molto molto nervosa. Ho imparato anche che sono diventata intollerante e poco compliante alle terapie farmacologiche. E che Niccolò Fabi in concerto è in grado di farmi piangere anche l’acqua del battesimo. Per sempre.
A novembre ho imparato che non importa quanto tempo passa, certi amori non finiscono fanno dei giri immensi e poi ritornano. Si, in culo ti ritornano. Che non importa quanto ti impegni a vivere secondo il precetto dell’occhio non vede cuore non duole. Tiktok troverà sempre il modo di farti vedere ciò che non vuoi vedere e il cuore dolerà. Dolerà moltissimo di fronte al video del tuo ex fuggiasco che si è sposato con un’altra. Ho imparato anche che se trovi un’offertona per andare a Cuba, un motivo c’è. E non è che sei fortunella. Ma è che poi gli USA ti odiano e non ti vogliono mai più vedere.
E a dicembre, vi starete chiedendo, che avrà imparato?
1. Che dare fuoco alle cose aiuta, ma non è sufficiente. Forse bisognerebbe dare fuoco alle persone. Scherzo. O forse no. Non lo so.
2. Che io e mio nipote siamo amicipessempleeeeee, che gli manco tanto anche quando sono con lui e che è davvero una benedizione oltre che LA medicina per eccellenza.
3. Che il mio training per imparare a stare con l’impotenza e con l’accettazione dell’inaccettabile è ancora lungo e tortuoso.
4. Che da giugno 2026 i gruppi AMA vanno in pausa fino a data da destinarsi. È una attività in cui credo moltissimo, ma ad alto dispendio energetico per me. Ho bisogno di ricaricarmi e poi tornare.
5. Che c’è più probabilità che io venga colpita da un fulmine in questo momento rispetto alla probabilità di innamorarmi nel prossimo futuro.
Ora dovrei dirvi che cosa spero per questo nuovo anno in entrata. O comunque quali sono i miei buoni propositi. Le mie aspettative.
Facciamo che ci manteniamo bassi a questo giro.
- Restare viva.
- Aspirare ad un buono stato di salute.
- Lavorare per vivere e non vivere per lavorare.
- Lasciare andare il destino, tutti i miei attaccamenti, i diplomi appesi in salotto, il coltello tra i denti. Ma mai, MAI, lasciare andare Niccolò Fabi.
